Il mondo è sabbia

e io cammino sfiorandone la polvere

sotto un’esile falce di luna

Poeta, cantore della malinconia, Antonio Balzani liberato dal pregiudizio è capace di cogliere l’emozione e la bellezza attorno a lui, spezzando legacci, aprendo porte e superando limiti e confini tra spazio e tempo: sentimenti di natura immensa ed infinita, istanti di una vita effimera e limitata. 

Come un pittore, dipinge e colora con parole le emozioni di un mondo vitale di cui egli fa parte, attimi, parole tra due punti.

La sua poesia è uno sforzo mosso dalla riflessione sul nostro essere, transitorio, apparentemente insignificante ma puntualmente brillante, una stella nel firmamento, un segno, impossibile da non vedere. Uno di un unico: il senso della vita.

ACCOSTARSI ALLA POESIA E' COME FARLO CON UN QUADRO: NON BASTA UN'OCCHIATA E VIA, BISOGNA GUARDARLO E RIGUARDARLO, LEGGERE E RILEGGERE FINCHE' I SIGNIFICATI, DIVERSI E DIFFERENTI PER OGNUNO, CHE VI SI TROVANO, NON COINVOLGONO OGNI NOSTRA 

PERCEZIONE

Un canto corale, liberatorio. Una melodia e poi una sinfonia che coinvolge e cattura l'anima, la sconvolge, la mette a nudo, e consola. 


La poesia è nata nell'antica Grecia come strumento di protesta confrontandosi con la filosofia e la dialettica, l'ideologia dominante e mantiene ancora il suo ruolo nel mondo moderno, inarrestabile portatrice di speranza contro il dolore subito, contro l'ingiustizia e  l'oppressione.


La poesia incarna la cultura profonda di ogni popolo che pur diviso ritrova comunanza.  












La poesia proviene dal cuore e al cuore parla stimolando la ragione a fare il suo dovere di portatrice d'ordine dipingendo direttamente nel cuore la realtà così come è percepita da uomini e donne, giovani e vecchi che vivono la vita giorno per giorno, momento per momento e ne godono  osservando il tempo trascorrere implacabilmente sulle loro vite ma non ne temono gli effetti. 


Osservo raggi di luce,

chiaroscuri sul dorso di una  foglia,

smossa dal vento.

Danzano.

LIBERTA'

 

Amata e cercata, sfiorata.

Quante volte il tuo dito hai offerto,

teso alla mia mano di Adamo

solo nell’eden incantato,

desolato.

 

Eppure, ti ho sfiorato sempre,

così vicino ma non ho mai osato.

Il mio dito mai ho allungato,

avrei potuto.

 

Lei lo ha fatto, non io

e vago indeciso, incerto

orgoglioso.

Ti ho cercato ma non ho mai osato,

e vago e ho vagato nell’Eden

disperato,

sapendo sempre di poterlo fare, ti ho cercato,

scegliendo sempre, poi, di non volere.

 

Conoscenza

eterna Libertà

da sempre la mia musa.

 

Disillusa.


Un raggio di sole m’illumina

 

Osservo il tramonto dalla vetta di questo piccolo monte,

lo sguardo spazia su un vasto orizzonte.

Un raggio di sole m’illumina,

mentre la sera incombe e avvolge la scena.

Sono qui e vorrei fermare il tempo,

prolungare questo momento sereno,

ma la realtà mi chiama laggiù,

dove già la sera ha fatto il suo ingresso.

Dall’alto di questo piccolo monte,

nano tra i giganti,

osservo il paesaggio vasto,

osservo il contrasto.


Un raggio di sole m’illumina,

mi piacerebbe restare,

ma devo tornare,

la sera incombe.